Penocchio, M. I foraminiferi bentonici attuali non – indigeni (fora – NIS) dell’arcipelago maltese.

Martina Penocchio

I foraminiferi bentonici attuali non – indigeni (fora – NIS) dell’arcipelago maltese.

Rel. Nicoletta MancinRoberta Guastella. Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, Corso di Laurea magistrale in Scienze della Natura, A.A. 2017/2018.

Abstract

Oggetto di questa tesi di laurea è stato lo studio della distribuzione areale della specie non-indigena Amphistegina lobifera lungo le coste dell’arcipelago maltese, al fine di quantificarne ad oggi il grado di colonizzazione e verificare se questa abbia influenzato l’associazione nativa a foraminiferi bentonici dopo più di 10 anni dalla prima segnalazione, avvenuta nel 2006 (Yokes et al., 2007). Poiché questo lavoro di tesi ricade all’interno del progetto di dottorato “Marine invasion by nonindigenous benthic foraminifera in the Sicily Channel (Central Mediterranean Sea): distribution, impact and dynamics” della Dott.ssa Guastella, ulteriore scopo è stato quello di valutare, all’interno dell’arcipelago maltese, il sito più adatto alla raccolta di una carota di sedimento, al fine di studiare la dinamica di invasione di A. lobifera nel corso del tempo, tramite datazione radiometrica. L’arcipelago maltese è situato all’interno del Canale di Sicilia (Mediterraneo Centrale), il quale rappresenta un corridoio geografico naturale che collega il Mediterraneo Orientale ad Est con il Mediterraneo Occidentale ad Ovest; pertanto, risulta essere un punto particolarmente sensibile per il monitoraggio delle specie non-indigine di origine indo-pacifica che, una volta entrate dal Canale di Suez, si espandono passando da un bacino all’altro. In totale sono stati raccolti e analizzati 33 campioni di sedimento marino superficiale destinati allo studio dell’associazione a foraminiferi bentonici attuali, e 8 campioni di roccia per l’analisi delle associazioni fossili presenti all’interno delle tre principali formazioni affioranti. Tutti i dati quantitativi, ottenuti dalle analisi al microscopio, sono stati trascritti in tabelle Excel, riportate nell’appendice elettronica di questa tesi. Questi rappresentano il database per i grafici di abbondanza che sono serviti per valutare l’attuale distribuzione di A. lobifera nell’arcipelago maltese. Per indagare inoltre la struttura della comunità sono stati calcolati gli indici di ricchezza in specie (S), l’indice di uguaglianza Eveness (Eh) e l’indice di diversità di Shannon (H). Tutti i risultati statistici ottenuti sono stati poi elaborati graficamente con dei boxplot, mentre le immagini e le tavole sono state preparate con il programma di grafica Corel DRAW 12. I risultati mostrano che Amphistegina lobifera è presente in ben 30 campioni di sedimento marino, con abbondanze relative variabili tra 1% e 99%, sebbene in 14 campioni, questa specie nonindigena presenta abbondanze superiori al 77%. Ulteriori osservazioni hanno dimostrato che questa specie è più abbondante laddove la granulometria del sedimento è maggiore di 200µm. Alla luce degli indici di diversità risulta che, dove A. lobifera domina l’associazione, la diversità si abbassa drasticamente, come dimostrato anche dalla Canonical Correlation Analysis secondo la quale, all’aumentare di questo foraminifero non-indigeno, l’associazione nativa va persa; inizialmente la competizione sembra essere subita da foraminiferi bentonici nativi con gli stessi stili di vita di A. lobifera, ma successivamente anche gli altri soffrono la competizione che si traduce in una drastica diminuzione in abbondanza e/o presenza. Pertanto, è possibile confermare l’alto potenziale di invasività di questo fora-NIS all’interno del Mediterraneo Centrale, come previsto da Langer et al. (2012). Dallo studio del rimaneggiamento delle forme fossili è emerso che il sito migliore per il prelievo della carota si trova in prossimità di Manoel Island, a Nord di La Valletta, in quanto: 1) le rocce affioranti appartengono alla Globigerina Limestone Formation, dove non sono presenti amphisteginidi fossili; 2) il grado di rimaneggiamento del sedimento è basso (< 3%); 3) Amphistegina lobifera è presente attualmente con abbondanze fino al 40% e 4) il sito si trova in prossimità di una delle 4 località indagate da Yokes et al. (2007) dove A. lobifera si sa essere presente almeno dal 2006.

Parole chiave

Specie invasive, cambiamento climatico, Agenda 2030.